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Chi è il vero patrono di Ragusa?

  1. Carissimi amici, mi preme oggi scrivere questo articolo su San Giorgio. Perché? Vi starete chiedendo. È molto semplice: ogni anno, da un po’ di tempo a questa parte, il giorno (o i giorni) successivo al triduo dei festeggiamenti che vedono coinvolta la città tutta, si ripresentano puntuali i pigiatori di tasti che abbozzano qualche notizia, traendo spunto da dati raccolti un po’ qui e un po’ lì nella rete (probabilmente), o che hanno sentito dire chissà dove, li trasformano in verità assoluta e li propinano al pubblico dei lettori con l’unico intento di gettare fango su una delle tradizioni più antiche della nostra Città. Sono stati spesi dei soldi… ebbene sì, si spendono soldi, spesso tanti, per organizzare eventi di pubblico dominio affinché, non solo diano al pubblico ciò che si aspetta e, quindi, siano all’altezza delle aspettative, ma, soprattutto, permettano a centinaia di operatori commerciali e famiglie di “guadagnarsi” il pane. Non hanno forse diritto anche loro a ricevere una paga? Quando, perciò, si crea un evento di quella portata, è ovvio che serva del denaro (e, comunque, non si tratta di soldi rubati né delle cifre furbescamente inserite in alcuni articoli. Tutto fatto lecitamente, a differenza delle diffamazioni – anche indirette – nei confronti di persone e autorità civili e religiose che svolgono diligentemente il proprio lavoro. Mentre, di contro, chi lancia calunnie è tutt’altro che persona diligente e onesta).

Ma torniamo a chiarire anche un altro fatto. Perché i pigiatori di tasti non si limitano solo a questo. Ci sono pure quelli che cercano con tutte le loro forze di promuovere la menzogna nonostante le certezze storiche. Vedete? Ragusa ha una storia sociale, economica, politica e religiosa che nulla ha da invidiare a quelle che studiamo sugli altri Stati della penisola pre-Unità. Guelfi e Ghibellini, Medici contro Pazzi, crescite fiorenti di alcune città, lotte interne, esterne e così via… anche noi abbiamo una storia molto ricca di avvenimenti che non dobbiamo assolutamente rinnegare o manipolare a nostro piacimento per avvalorare una tesi errata. È controproducente, non è la verità. La settimana scorsa a dei parenti americani venuti per la prima volta a Ragusa, terra d’origine, ho raccontato le vicissitudini che hanno portato Ragusa allo status attuale. Sono rimasti impressionati e meravigliati. Mi hanno detto che gli sembrava di rivedere in questa storia, quella di Firenze, con le continue parti contrapposte per il dominio della città.

Andiamo al nocciolo della questione: San Giorgio è patrono o non è patrono? Lo dirò più avanti. Ma prima voglio dire ai vari pigiatori seriali di tasti del PC: quello che fate, oltre a delineare ciò che siete dentro (e non mi esprimo perché non è la sede), in qualche modo tende a distruggere quello che con tanti sacrifici molti altri cercano di creare: l’armonia.

Partiamo subito con la risposta: San Giorgio Martire è Patrono della città di Ragusa, non solo di una parte, ma di tutta la Città. Questa è storia, documentata, non ci piove. Ed è giusto affermarlo e ribadirlo perché tutto ciò fa parte di ciò che siamo, di chi siamo.

A onor del vero, vi do alcuni dati a testimonianza di ciò.

Per prima cosa bisogna comprendere da dove deriva il culto del Santo e come era sentito dalla comunità ragusana: con molta probabilità è di importazione bizantina. Nell’ottavo secolo la Sicilia passò sotto la dominazione bizantina. Quindi anche il culto religioso si adattò e si introdusse il rito greco-bizantino che portò anche da noi la venerazione di Santi della chiesa orientale come S. Basile, S. Nicola, S. Spiridione e S. Giorgio (la testimonianza della venerazione a questi santi è possibile comprenderla da alcuni documenti in cui si parla di chiese ad essi dedicati già in quei secoli). Sono tanti i documenti ufficiali che parlano di una chiesa dedicata a S. Giorgio, persino una bolla di Papa Onorio III del 1217. La venerazione per San Giorgio, però, crebbe maggiormente con l’avvento dei Normanni (a cui erano molto legati) e, in particolare con la famiglia Chiaramonte che, all’apice del suo splendore nella nostra Ragusa, fece innalzare l’antica Chiesa di San Giorgio (quella di cui oggi ammiriamo l’unico portale rimasto, vicino I Giardini Iblei). Altri documenti parlano di San Giorgio come “Glorioso patrono” della città.

La proclamazione a Patrono Principale: nel 1643 Papa Urbano VIII obbliga tutte le città ad eleggere, tra i vari patroni venerati, un unico patrono principale, per poterne celebrare il giorno dedicato come “festa comandata” (giorno di precetto).  Così i giurati e il consiglio, in data 10 maggio 1643, proclamarono all’unanimità che il Patrono Principale Protettore della Città di Ragusa fosse San Giorgio deliberando quanto segue: “Come in passato e per antichissima memoria, è stato considerato e tenuto per Patrono Principale e Titolare della città, il Glorioso Martire san Giorgio, così fosse stimato e ritenuto al presente e nell’avvenire e festeggiato in singolar modo conforme al decreto pontificio”. Ciò ci lascia comprendere come già prima di tale data San Giorgio fosse considerato dalla cittadinanza e dal clero locale il Patrono Principale. Ma non solo cittadini e clero locale, anche i più alti prelati come i vari Vescovi che si susseguirono come capi della Diocesi di Siracusa (facevamo parte di quella diocesi fino al 1950) si riferivano al Martire Giorgio come al Patrono Principale e Protettore della città di Ragusa (vi sono diversi documenti a comprovarlo).

Siamo a ridosso del terribile sisma del 1693. Si spera che conosciamo tutti la storia della nostra città: nel 1693 la città si separa per la prima volta (non sto qui a disquisire su eventuali scorrettezze perpetrate ai danni della città, favorendone quasi con l’inganno la separazione); nel 1703 la città si riunifica; nel 1865 una nuova separazione. Questa volta la parte nuova ha uno sviluppo proprio, una buona crescita. Nella separazione il nuovo centro abitato viene chiamato “Ragusa Superiore”. Il clero della parrocchia San Giovanni, ormai trasferitosi nella nuova chiesa chiede con insistenza (ma lo fa sin dalla prima separazione) di avere il proprio patrono e la propria Chiesa Madre. Nel 1869 gli viene accordato un Vicario proprio ma gli viene negata l’elevazione a Chiesa Madre. Tuttavia, dopo nuove insistenze e l’aver fatto notare che le due città erano due entità divise, si ottenne, nel 1896 per la parte nuova, il patronato di San Giovanni Battista. Il precursore di Cristo fu eletto Patrono Principale della città di Ragusa Superiore.

Quindi, dal 1896 la situazione fu la seguente: San Giorgio Martire Patrono Principale Protettore della città di Ragusa e San Giovanni Battista Patrono Principale Protettore della città di Ragusa Superiore. Ma cosa accadde quando poi, nel 1926, la città si riunificò ancora una volta? Nel 1703 si era ritornato allo status quo, cioè, si ritorna a come era prima della separazione. In molte altre città accadeva la stessa cosa, laddove non si ritornava a venerare un unico santo come patrono principale, si veneravano entrambi. Ma qui no. Qui la situazione rimase praticamente irrisolta, di certo volutamente da parte di alcuni. Tuttavia è possibile vedere, toccare con mano, la devozione dei cittadini per entrambi i Santi. Ciò fa comprendere che sia solo l’idea di pochi che cerca di portare avanti vecchie diatribe.

Ma a mettere il punto alla situazione è stato S. E. R. Mons. Angelo Rizzo, Vescovo Ordinario della Diocesi di Ragusa (fino ai primi anni 2000). Egli più spesso proclamò dal pulpito la frase: “I due nostri Patroni”.

E questo è il punto. Una città con due Patroni.

 

Salvatore Tribastone

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